Proposta Pastorale 2016-17 – Maestro, dove abiti?

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MAESTRO, DOVE ABITI?

Con o senza Te #nonèlastessacosa

PREMESSE
Per questo anno pastorale è stato scelto un tema con una chiara finalità di fondo: riscoprire e rinnovare la gioia dell’incontro personale con Gesù nella vita quotidiana. È il primo passo di un percorso triennale di approfondimento e di crescita che si ispira alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco e che valorizza i cinque nuclei della Spiritualità Giovanile Salesiana: prende il via dalla consapevolezza che l’incontro personale con Gesù (Proposta pastorale 2016-2017) è strettamente connesso con l’appartenenza gioiosa alla Chiesa (Proposta Pastorale 2017-2018) e con il servizio responsabile nella vita quotidiana (Proposta Pastorale 2018-2019).
È evidente il desiderio e la volontà di camminare con e nella Chiesa, valorizzando l’Esortazione apostolica che Papa Francesco nel novembre del 2015 a Firenze ha riconsegnato come testo programmatico di tutta l’azione ecclesiale. A questo documento rimandiamo perché sia letto e studiato personalmente, e fatto oggetto di dialogo e di discernimento nel corso di tutti e tre gli anni. L’apporto del carisma salesiano avverrà attraverso i nuclei della Spiritualità Giovanile Salesiana, illuminata e arricchita dalla Evangelii Gaudium.Il presente fascicolo è un sussidio, un aiuto, uno supporto, e non è da applicare direttamente con i destinatari. Giovani ed educatori, laici e consacrati, genitori e catechisti potranno ispirarsi ad esso e ai materiali che si potranno scaricare dal web, per arrivare a pensare un percorso adeguato e su misura dei propri ragazzi e giovani.

PREGNANZA E CENTRALITÀ DELL’INCONTRO CON IL SIGNORE RISORTO

Il tema scelto per il prossimo anno pastorale, da alcuni commentatori, è stato definito la “colonna vertebrale” dell’Evangelii Gaudium. Infatti, fin dal suo incipit, l’Esortazione apostolica indica nell’incontro personale con Gesù la fonte della gioia: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (EG 1). E alcuni paragrafi dopo, l’appello si fa più intenso: «Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta» (EG 3). Da questa relazione personale e intima nasce la vita nuova: «Solo grazie a quest’incontro – o reincontro – con l’amore di Dio, che si tramuta in felice amicizia, siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dall’autoreferenzialità» (EG 8). Nello scorrere l’Esortazione apostolica, il riferimento al Signore risorto, che ci ama e ci salva, è costante e sempre sotteso. Egli è il modello di Pastore: come suoi discepoli facciamo nostro il suo stile missionario; è la Parola di cui ci cibiamo e il Vangelo che predichiamo; è il motivo profondo di ogni rinnovamento e conversione; è la sorgente della motivazione e della spinta missionaria; la ragione del nostro essere e vivere come Chiesa da Lui convocata e su Lui fondata. Riportiamo le citazioni che riteniamo più significative e vicine al tema da noi trattato: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona» (EG7). «La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci» (EG 264). «È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla “via della bellezza” (via pulchritudinis). Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove» (EG 167). La forza e la centralità dell’incontro con il Signore Gesù trova la sua ragion d’essere, oltre che nel magistero ecclesiale, anche negli orientamenti e nelle riflessioni delle due Congregazioni, SDB ed FMA. Confronta ad esempio Costituzioni Salesiane cap. IV oppure il documento CG23 n. 167. Per le FMA vedi Costituzioni al n. 71, Linee Orientative della Missione Educativa al capitolo IV e CGXXIII al n. 55.

TITOLO E SOTTOTITOLO

Il titolo scelto, «Maestro, dove abiti?», è evocativo del desiderio profondo, dell’appassionata ricerca e del bisogno vitale che vogliamo suscitare in ogni ragazzo/a, giovane e persona a cui si rivolge la proposta pastorale. Rispetto al titolo evidenziamo due attenzioni particolari.
  1. Esso non risponde all’intenzione di voler offrire una maggiore conoscenza intellettuale sulla figura di Gesù, che pure è elemento essenziale all’amore (non si può amare ciò che non si conosce), quanto di voler creare tutte le condizioni, interiori ed esteriori, che favoriscono l’incontro personale con Gesù, che affascina, attrae, chiama e invia con l’autorità di chi ci vuole Bene e vuole il Bene dell’umanità intera.
  2. È chiara anche la consapevolezza che non tutti i giovani dei nostri ambienti si pongono in modo esplicito la domanda come riportata nel titolo. Forse nella maggioranza dei giovani (degli Oratori, dei CFP, delle Scuole, delle Case famiglia…) più che punto di partenza è punto di arrivo del cammino, suscitando ed educando i desideri e le domande. Nella prima tappa dell’itinerario annuale viene sviluppato questo aspetto, che sempre è di fondamentale importanza: per chi già si pone questa domanda nell’evitare una routine e una consuetudine che spengono novità e bellezza nel rapporto con il Signore; per gli altri nell’accompagnarli alla scoperta di ciò che veramente il loro cuore cerca e desidera.
Il sottotitolo, in linguaggio “social”, è giustificato da quanto scritto dal Papa nella Evangelii Gaudium al n. 266 (neretto e corsivo sono del redattore): «Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con l’esperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio. Non si può perseverare in un’evangelizzazione piena di fervore se non si resta convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare. Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa. È per questo che evangelizziamo. Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario. Se uno non lo scopre presente nel cuore stesso dell’impresa missionaria, presto perde l’entusiasmo e smette di essere sicuro di ciò che trasmette, gli manca la forza e la passione. E una persona che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno». Quanto scritto dal Papa ha valore universale e accomuna l’educatore e l’educando, il giovane e l’adulto, il consacrato e il laico: in forme diverse e con accentuazioni diverse, tutti sono chiamati a testimoniare questa esperienza vitale che fa dire che non è la stessa cosa vivere con Gesù o senza Gesù.

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